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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

02/03/18

Tocca agli italiani sconfiggere il centrosinistra


Tocca agli italiani sconfiggere il centrosinistraQuante volte abbiamo protestato e invocato il voto in questi cinque anni di centrosinistra? Tante volte, l’abbiamo fatto quando Giorgio Napolitano incaricò Enrico Letta pur in presenza di una chiara confusione parlamentare.

L’abbiamo fatto nuovamente quando lo stesso capo dello Stato, in piena sindrome di Bismark, e tirando la Costituzione, impose Matteo Renzi defenestrando Letta “motu proprio”. Infine, ci abbiamo provato quando dopo il fallimento del referendum su una proposta di riforma costituzionale impresentabile, Renzi sconfitto si è dimesso fragorosamente.

Eppure, nonostante tutto e nonostante fosse chiaro che le maggioranze dei governi (Letta, Renzi, Gentiloni) risultassero non solo risicate, ma assolutamente spurie e piuttosto ipocrite, non ci hanno fatto votare. E non ci è stato permesso con la scusa della stabilità, della tenuta dei mercati, delle indicazioni costituzionali, insomma di tutto pur di impedire il plebiscito popolare. Parliamo di scuse perché si sapeva bene che le ragioni fossero altre, del resto altrove in Europa si è votato e rivotato pur di arrivare a maggioranze più chiare e coerenti senza che scoppiassero rivoluzioni e disastri finanziari.

Ma da noi no, da noi bisognava andare avanti a dispetto dei Santi e soprattutto per volere dell’Europa e della catena di poteri forti e finanziari che ci costringe. Perché sia chiaro, il vero merito della scaltrezza e della capacità del centrosinistra è stato quello di creare in decenni di potere, una rete di comando e di collegamento nei posti chiave interni e esterni al Paese. Si tratta di un lavoro che viene da molto lontano, dalla Prima Repubblica e che gli anni di governo del centrodestra non sono riusciti a spazzare per scarsa coesione e coerenza dell’alleanza. Ecco perché stavolta il centrodestra deve essere unito e solidale imperturbabilmente in caso di auspicabile vittoria. Perché il centrosinistra in sessanta anni di potere, sui settanta di vita repubblicana, è riuscito a creare un Paese a sua immagine e somiglianza.

Dc e Pci hanno, prima da fronti apparentemente opposti e poi attraverso una fusione astuta e concordata, generato un’architettura di sistema e di potere inestricabile, diffusa e centralista. Hanno cresciuto un’Italia statalista, assistenzialista, clientelare, familista, come nemmeno nei socialismi reali si è potuto fare. I due ex giganti della politica nostrana hanno costruito un apparato statale e burocratico da brividi, costituito enti e società pubbliche ad hoc, distribuito cariche e poltrone strategiche utili solo al mantenimento del potere. Come se non bastasse, hanno fatto della previdenza uno strumento elettorale, del deficit spending un uso familista, dell’ingresso in Europa una assicurazione personale. Insomma, non è per caso che l’Italia si ritrovi la devastazione pensionistica, la voragine del debito, la frattura tra Nord e Sud, il capitalismo familiare, gli infiniti enti pubblici, un sistema bancario in parte compromesso e lo Stato onnipresente. Non è un caso perché solo con un certo sistema sarebbe stato possibile mantenere potere e controllo, distribuire incarichi, tramandare poltrone, assicurarsi voti, gestire l’informazione e diluire sia la giustizia sociale e sia quella fattuale. Ecco perché l’Italia è cresciuta non solo come un albero storto, che non si è mai raddrizzato, ma si ritrova per un motivo o per l’altro sempre la stessa catena di comando.

Bene, il quattro marzo finalmente ci sarà dato modo di esprimere quel voto che in questi cinque anni così tanto abbiamo invocato inutilmente. Potremo scegliere fra l’ossessione fiscale e la flat tax, fra la Legge Fornero e l’equità previdenziale, fra l’immigrazione sfuggita ad ogni controllo e una gestione possibile dei flussi. Potremo decidere se essere sudditi in Europa oppure farci sentire come Paese fondatore e indispensabile. Potremo optare per un governo laico che ponga lo sviluppo del Sud, delle bellezze artistiche, dell’ambiente, dei giovani e degli anziani al primo posto. Potremo, infine, decidere per una maggioranza che voglia meno Stato, meno burocrazia, meno leggi e più liberalismo, pluralismo di mercato e democrazia della concorrenza.

Insomma, il quattro marzo dunque sarà l’unica occasione prima di ritornare all’ininfluenza elettorale per cambiare il Paese contro gli sbagli del centrosinistra, dei cattocomunisti, emancipandolo così dalla continua interferenza vaticana. Cari amici, votiamo e invitiamo a farlo, il futuro dell’Italia dipende da questo. Solo da questo.

01/03/18

Compagno di scuola


Compagno di scuolaPrendi una fricchettona ideologicamente sessantottina, mettile una birra in mano, un eskimo e un corteo a cui poter partecipare (meglio se avente ad oggetto temi di lana caprina come il fascismo, la resistenza, il femminismo et similia) e stai sicuro che darà il meglio di sé. I fatti di Torino relativi alla gentil signora che ha inveito contro i poliziotti con parole al miele tipo “vigliacchi, mi fate schifo, dovete morire” e ancora: “Senza manganelli, quando volete fascisti”, non è un’eccezione ma la regola che in questo strano Paese non dovrebbe turbare più di tanto.

Che poi la nobildonna in questione sia un’insegnante – seppur si tratti di una cosa triste e grave – non dovrebbe essere una novità per chi negli ultimi cinquant’anni ha vissuto in Italia frequentando le scuole o le università, leggendo i giornali o guardando la televisione. In Italia buona parte di coloro che, venuti direttamente dal sessantotto, hanno avuto lo stesso percorso ideologico della nostra eroina sono finiti nelle scuole a rovinare intere generazioni, nell’informazione a fuorviare la pubblica opinione, sono passati dalla magistratura per poi approdare in politica (vedasi elogio da parte di Luigi De Magistris all’indirizzo dei centri sociali che hanno minacciato Matteo Salvini), sono finiti a fare i consulenti nelle Pubbliche amministrazioni, hanno fatto carriera in politica o sono portati in palmo di mano come uomini di cultura.

Qualcuno (fotografato con la pistola in mano durante un corteo) è finito anche a fare l’assessore al Comune di Milano e comunque quasi tutti si sono piazzati bene perché il famosissimo soccorso rosso non ha mai lasciato indietro chi si è sacrificato per la causa.

La professoressa ha fatto quello che è normale in questo Paese e cioè fare proteste antifà con una violenza inaudita in compagnia di giovani leve del progressismo democratico pronte a sfasciar vetrine e lanciare bombe ai poliziotti. Generalmente servire l’idea premia: peccato che la prof sia stata sfigata perché lo scalpore destato a reti unificate e a campagna elettorale all’ultima curva hanno suggerito al Partito Democratico di mettere in scena un più rassicurante siparietto di sdegno volto a tranquillizzare l’elettorato moderato. E come poteva aspettarselo la poveretta visti i precedenti del tutto a favore dei barricaderi.

D’altronde anche Antonello Venditti, nella ormai famosa canzone “Compagno di scuola”, aveva codificato una prassi ben consolidata chiedendo al suo “Compagno di scuola, compagno di niente ti sei salvato dal fumo delle barricate? Compagno di scuola, compagno per niente ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?”.

A qualcuno è andata anche meglio.


27/02/18

La Meloni ha i coglioni



Vedere questo donnino è rinfrancante, inebriante. E lo dovrebbe essere a maggior ragione per chi, a differenza nostra, contesta la logica eteronormativa, perché ha due coglioni di berillo. Seguirla in questa campagna elettorale sempre accerchiata da tartufi fumanti, torchiata, imprigionata nel corpo, eppure mai sottomessa nello spirito, seppur prostrata fino ad arcuarsi esausta sui tavoli dei talk show, suscita ossequio. Questa sera, ancora, nell’acido-solforoso studio di Otto e mezzo, molestata dalle petulanti moine borghesucce della Guerritore come dall’impetuoso timbro del primo trombone, Zucconi, è stata mirabile. Ferrigna senza farsi tignosa, penetrante e mai stronza, fulminea nel repellere le arie venefiche che le venivano alitate addosso, prevedibili come peti dopo i fagioli. L’orgoglio senza la vanità, questa è Giorgia Meloni. Non ha le magnificenza un po’ blasé da marescialla di Francia della Le Pen. Ma è un’amazzone della Garbatella, l’adusta madre, ardente e furente che di qual sia cavaliere non teme affronto. Il suo sovranismo è fioco, l’orizzonte culturale angusto, la pianificazione identitaria velleitaria: eppure espugna il cuore con un incorrotto pragmatismo che non si è mai bruciato nell’aridità.

 Per questioni lavorative in questi giorni sto approfondendo l’epopea umana di Carl Brashear, primo palombaro afroamericano della U.S. Navy e primo master diver disabile nella storia della stessa Marina. Negro, come si diceva allora, e disabile. Un campione dei diritti, un pioniere autentico. Eppure quando lo si sentiva parlare non c’era enfasi antidiscriminatoria nelle sue parole; nessuna sussiegosa lezione di tolleranza, nessun ammonimento sulle pari opportunità… di quelli che tanto masturbano il narcisismo dei finti equanimi, segaioli dell’autocompiacimento morale: solo lo stentoreo e umile orgoglio dell’esempio, dell’azione. L’orgoglio senza la vanità, ciò che fa di un uomo un uomo e di una donna la sua compagna.

dal Blog Colpi bassi di Augusto Bassi - 26 febbraio 2018

26/02/18

Il “Rationale” dell’Antifascismo





Il “Rationale” dell’AntifascismoSenza un regime fascista in campo, quale significato ha oggi invocare la sua antitesi? Una moda? Un collante per membra sparse e litigiose di una sinistra ex comunista, che ha rifiutato di fare i conti con la sua disastrosa storia, insanguinata dalla spietata ferocia staliniana, da quella di Pol Pot e di decine di regimi comunisti della stessa fattispecie sparsi in tutto il mondo, per uccidere, sterminare senza pietà chi non la pensasse come loro?
Certo: il Fascismo vero è stato squadracce, leggi razziali antiebraiche (arrivate tardissimo, peraltro), guerre coloniali e collusione mortale con la follia bellica nazista. Ma, al contrario dello stalinismo, Fascismo ha “anche” significato grandi opere pubbliche e trionfante ingresso dell’Italia nel mondo moderno, favorendo un’industrializzazione fondata sul metalmeccanico e un’agricoltura meccanizzata. Oltre, “ça va sans dire”, su di un ordine sociale ferreo favorito dalla centralizzazione spinta delle decisioni politiche. E con il radicamento e il consenso sociale del Ventennio, l’Italia post 1946 deve ancora fare i conti. Che cosa sono e rappresentano oggi le mani levate in alto, aperte o chiuse? Fascio nero contro fascio rosso. Lazio contro Roma. Tifoserie opposte che brillano per la loro ignoranza abissale e la mancanza di un ubi consistam che le fa belve da social, guappi da vicolo dove l’accoltellamento e il pestaggio sostituiscono la dialettica, che non può abitare in menti che oscurano la dignità dell’Altro.
Che cosa, a mio avviso, somiglia invece per davvero al metodo stalinian-fascista? Prendete (certo, la comparazione non è a portata di tutti. Ma tant’è) France2 news, Bbc news e Rai news, che trasmettono nell’intero arco delle 24 ore. Là troverete una perfetta coincidenza sorosiana (da Soros) di vedute, in cui annunciatrici e giovani esperte di cose poco elaborate e non vissute difendono a spada tratta il mainstream del politically correct, con un talebanesimo intellettual-razzista che mette all’indice chi parla criticamente di immigrazione indiscriminata e propone misure idonee di contenimento, o chi critica aspramente la globalizzazione economica e, soprattutto, il pensiero unico dell’irenismo ecumenico e relativista. I nemici del mainstream sono giudicati sessuofobici, islamofobici e razzisti in base a un fascismo ideologico che viene dalla regia onusiana, per cui l’Unhcr critica l’accoglienza della Ue ma si guarda bene dall’usare le sue risorse e la sua autorevolezza per creare hotspot nelle aree mediorientali (Tunisia e Algeria), dove far confluire in campi di accoglienza dignitosi e attrezzati l’attuale marea di profughi economici, mimetizzati dietro una sparuta pattuglia di veri rifugiati aventi diritto all’asilo politico.
Quindi, “The Indipendent” trova molto interessante declinare un supposto razzismo populista e squadrista degli italiani, dimenticandosi completamente di citare il massacro della povera Pamela da parte di una feroce banda di nigeriani illegali. Chi sarebbe il razzista? Orban che dice di non volere immigranti musulmani? Ma il Corano non fa alcuni differenza di razza o di colore per i suoi fedeli. Quindi, semmai, si tratta di una riedizioni del conflitto millenario tra Islam e cristianità. Ma di queste bestialità è pieno il mainstream. Meglio farci caso e combatterlo con armi ideologiche adeguate e di certo non con la povertà di ragionamento dei vari Casapaund e centri sociali. Se i primi dovessero entrare in Parlamento, grazie a una lista unica nazionale, i Partiti si ricordino che è tutta loro la responsabilità di questa legge elettorale. Sarebbe bastato adottarne una che avesse dato un vero potere di scelta all’elettore, come l’uninominale secca all’inglese con collegi elettorali piccoli e calibrati. Sarà per la prossima volta?

25/02/18

Dai “cattivi maestri” agli straccioni


Dai “cattivi maestri” agli straccioniNegli anni Settanta c’erano i “cattivi maestri”. Quelli che per legittimare l’ingresso del Partito Comunista Italiano nell’area del potere avevano costruito il mito della Resistenza tradita e avevano incanalato il torrente tumultuoso della contestazione sessantottina nell’alveo di una “seconda ondata” che, con le lotte giovanili e sindacali, avrebbe dovuto favorire con la forza la presenza comunista nel governo. Il fenomeno era sembrato gestibile. Invece aveva prodotto, come era inevitabile che fosse, il fenomeno dei “compagni che sbagliano”, quelli che al mito fasullo della Resistenza tradita ci avevano creduto sul serio e si erano messi ad imitare le gesta violente della “Volante Rossa” nel convincimento che dando vita agli “anni di piombo” avrebbero finalmente realizzato la rivoluzione comunista sognata dalla generazione resistenziale.
I “cattivi maestri” di quel tempo erano esecrabili ma avevano un progetto. Quello di mettere il Pci al posto di una Democrazia Cristiana declinante e trasformarlo nell’asse politico di un Paese che in questo modo sarebbe diventato il primo Paese comunista dell’area occidentale.
Ma i “cattivi maestri” di oggi che progetto hanno? Perché giustificano e alimentano gli eredi della generazione perduta degli anni ‘70 asserragliati nei centri sociali da dove escono per compiere atti di violenza e di guerriglia urbana in nome di un antifascismo militante fuori di ogni contesto storico?
La tesi dei “cattivi maestri” di adesso è che l’antifascismo rinasce per combattere il fascismo risorgente e diventa violento perché solo in questo modo può supplire all’incapacità dello Stato di impedirne il risveglio e la violenza.
Ma il fascismo storico è morto e sepolto e quello attuale è talmente marginale da apparire in qualche caso un fenomeno provocatorio alimentato proprio a beneficio di chi ha bisogno della sua esistenza per giustificare il ritorno alla violenza.
I “cattivi maestri” degli anni ‘70 hanno continuato a imperversare anche quando gli “anni di piombo” erano finalmente passati e non hanno dovuto rispondere a nessuno, neppure moralmente, della seminazione di odio da loro effettuata. Quelli di adesso, che in qualche caso sono ancora quelli di prima, hanno come progetto solo quello di lucrare qualche voto alle prossime elezioni. E per questo non meritano la qualifica di “maestri” ma solo quella di “straccioni”.