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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

26/01/17

Tra neve e terremoti, altro che sordina


 



Gli inviti alla sordina sulle gravi disfunzioni, disattenzioni e sottovalutazioni legate alla tragedia del Rigopiano la dicono lunga sullo stile della politica di Governo. Del resto, se così non fosse, non si spiegherebbe come mai il Governo solo oggi parli di maggiori poteri e capacità di intervento rispetto alle calamità che la natura ci manda. Il problema però, su cui si cerca di glissare, non è il dopo, ma ovviamente il prima. La stragrande parte delle tragedie, infatti, che purtroppo ci troviamo a commentare, sono riconducibili alla mancanza di prevenzione e previsione di circostanze che tutto sono fuorché tristi fatalità. Non è fatalità la neve nei luoghi terremotati, anche se stavolta ne è caduta tantissima; non è fatalità l’interruzione dell’energia elettrica quando le linee corrono fra gli alberi; non è fatalità la consapevolezza di mezzi fermi in officina. Non è fatalità neppure la conoscenza di tante frazioni che, per la loro collocazione, sono ovviamente esposte al rischio di isolamento.
Insomma, cercare di derubricare le sottovalutazioni e le omissioni a circostanze imprevedibili, più che sorprendente è inaccettabile. Qui non si tratta di volere a tutti i costi accusare questo o quello, ma di evidenziare i gravi limiti di un sistema che per le esperienze vissute dovrebbe oggi funzionare alla perfezione, anche di fronte a fenomeni eccezionali. Per questo da parte di tanti sorgono spontanee le domande su come ciò sia stato possibile, a partire dal mancato utilizzo massiccio e preventivo dell’apparato militare a supporto della Protezione civile.
Oltretutto stiamo parlando di territori che, per quanto vasti e frazionati, non sono grandi come il Texas e dunque non si capisce perché sin dall’inizio dei fenomeni sismici e climatici non siano stati preventivamente e adeguatamente presidiati. Come se non bastasse, è evidente che a capo di certe strutture debbano esserci non solo persone perbene, ma anche dotate di esperienza e capacità, queste sì eccezionali e straordinarie. A quei livelli, infatti, non solo servono ovviamente poteri speciali per disporre preventivamente e autonomamente di tutto ciò che si ritiene necessario e indispensabile, ma un’esperienza ciclopica maturata sul campo. Solo così si capisce la necessità di mappare la rischiosità di alcuni insediamenti per disporre la prevenzione, si capisce l’urgenza ex ante di disporre verifiche e interventi così come e quanto attrezzare prima certi luoghi e certe zone.
Insomma, il rinforzo degli ormeggi e degli ancoraggi va fatto prima che arrivi la tempesta, anche se questa è semplicemente possibile. Per questo, all’indomani del 24 agosto bisognava predisporre un piano straordinario e ridondante di presenze, assistenze, consulenze e provvidenze in ognuno, anche il più isolato di quei luoghi. Quindi, che piaccia o no, sono tanti quelli che hanno avuto la sensazione che dall’alto della catena dei comandi ci fossero smagliature e sottovalutazioni. Non ci riferiamo ovviamente alla quantità di uomini, di tutte le forze, compresi i volontari, che hanno operato da eroi incessantemente con una volontà e un coraggio da leoni, ci riferiamo a quelli della “stanza dei bottoni”. Ecco perché in questi casi non serve invitare ad evitare le polemiche ritenendole strumentali se non peggio, anzi. È troppo facile parlare dei successi e sottacere gli errori quando le evidenze sono pubbliche. La protezione dei cittadini per essere compiutamente tale deve nascere prima e ovunque, deve poter arrivare dappertutto per essere attiva al più piccolo segnale, deve poter avere qualsiasi supporto a semplice richiesta. Del resto il tempo in questi casi è la variabile fondamentale, per gli alloggi, per i soccorsi, per la prevenzione degli abusi edilizi, per la messa in sicurezza idrogeologica, per la sicurezza dei cittadini. In fondo è vero o non è vero il suggerimento di quell’antico e sapiente adagio che dice: “Chi ha tempo non aspetti tempo”.

di Elide Rossi e Alfredo Mosca - 25 gennaio 2017


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