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Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

09/02/15

SE GLI STATI UNITI PERDONO IL CONTROLLO DELL’EUROPA



 
Com’era logico attendersi, i dissapori fra Atene e l’Unione Europea non hanno tardato ad esplodere, e ciò rientra all’interno di un ben prevedibile copione. Chiedere a Tsipras di rinunciare al proprio programma di governo e alle proprie promesse elettorali, infatti, equivale a chiedergli di suicirdarsi politicamente e di fallire, riconsegnando così la Grecia a quella precedente classe politica che è stata responsabile della sua devastazione. Non ci si può quindi meravigliare del fatto che Tsipras e Varoufakis rispondano picche a tali richieste, cercando i propri referenti altrove, come d’altronde già hanno fatto prima di loro i governi di Slovacchia, Ungheria e Cipro, andati a bussare alle porte del Cremlino. Si conferma, in questo modo, una tendenza inauguratasi ormai già da qualche anno e che pare rafforzarsi ormai sempre di più: indubbiamente il grande salto di qualità essa lo conoscerà con la più che probabile vittoria, alle prossime presidenziali, di Marine Le Pen. A quel punto un paese fondatore della Comunità Europea, come la Francia, s’avvicinerà marcatamente alla Russia, e ciò scompaginerà equilibri consolidati e finora ritenuti intoccabili non soltanto nell’Est dell’Unione, ma anche nell’Ovest.
Sarà interessante, allora, valutare quali saranno le conseguenze anche sugli altri Stati dell’Unione. Premesso che la vittoria della Le Pen non dev’essere considerata come matematicamente certa, dal momento che potrebbe anche non avvenire (ed in Francia, infatti, stanno lavorando in tutti i modi per scongiurarla), rimane comunque il fatto che gli equilibri e l’indirizzo “atlantista” della famiglia europea vengano ormai, di giorno in giorno, sempre più logorati e messi in discussione da nuove e da vecchie logiche geopolitiche. Ciò fa pensare che la strategia statunitense di separare l’Europa dalla Russia sia difficilmente destinata ad avere successo. Il Trattato di Libero Commercio fra le due sponde dell’Atlantico, per esempio, ha incontrato più di un imprevisto nella sua applicazione, con nuovi ed inattesi contrasti sorti in sede di trattativa, e qualora altri paesi europei dovessero prendere posizione a favore della Russia difficilmente esso potrebbe trionfare come previsto. La politica delle sanzioni contro Mosca, dopo un avvio in quarta, ha visto un affievolimento causato dal ripensamento di vari Stati europei, che sotto la pressione dei loro settori economici interni ora stanno premendo per un suo addolcimento se non addirittura per una sua revoca. Infine, l’idea di un indurimento del conflitto in Ucraina, con un maggior coinvolgimento della NATO e la fornitura di più armi all’esercito e alla Guardia Nazionale ucraina, pur trovando la calda adesione dei membri più recenti dell’Alleanza Atlantica, ovvero di quelli dell’area baltica e balcanica, suscita invece le perplessità per non dire i timori di quelli più storici, tra cui anche il nostro paese.
A Washington sono consapevoli che con un’Europa così divisa solo parte delle loro strategie potranno essere coronate dal successo. Beninteso, un’Europa divisa non è del tutto una iattura per gli Stati Uniti. Frenare il processo di consolidamento dell’Unione Europea è sempre stato uno dei compiti a cui la diplomazia statunitense ha dedicato una significativa parte dei propri sforzi, in base all’assunto del “divide et impera”. Ma rimane il fatto che, in questo momento, a Washington sarebbe servita un’Europa più coesa, anche perché le sue divisioni interne si ripercuotono pure sull’Alleanza Atlantica, intralciandone il funzionamento proprio nel momento in cui la crisi ucraina sta sfuggendo completamente di mano e all’orizzonte già s’intravede l’onta della sconfitta.
Se, come abbiamo già detto, in un simile contesto all’Eliseo dovesse insediarsi una Marine Le Pen, a quel punto il disastro sarebbe completo e l’Europa, per gli Stati Uniti, sarebbe ormai irrecuperabile. Dobbiamo considerare un semplice fatto: gli Stati Uniti hanno perso, negli anni, influenza su aree decisive del mondo. Hanno perso, per esempio, il “cortile di casa” latinoamericano, dove si sono affacciati governi socialisti che hanno energicamente rivendicato la propria sovranità, e sono stati brutalmente respinti da mezzo Medio Oriente dopo il fallimento delle “primavere arabe”, a partire dall’Egitto, anche quello ormai avvicinatosi alla Cina e alla Russia. Infine, i loro progetti di “pivot to Asia”, ovvero d’accerchiamento della Cina, e di Trattato di Libero Commercio con le nazioni asiatiche finalizzato ad escludere Pechino, si sono arenati mentre anche l’India ha rifiutato le profferte di Washington preferendo mantenere ed addirittura rafforzare un solido legame col resto dei BRICS. A questo punto, se gli Stati Uniti perdono anche l’Europa, non possono più considerarsi una superpotenza, perlomeno non in termini paragonabili al passato. Si segnerebbe il definitivo passaggio dal mondo unipolare a quello multipolare.
Una prospettiva alla quale né i leader di Washington né quelli della vecchia Europa sono preparati.
Filippo Bovo
Fonte:http://www.statopotenza.eu/18748/se-gli-stati-uniti-perdono-leuropa

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