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21/03/17

Partito dei Magistrati: frange incontrollabili


 



Una caratteristica che sembra accomunare tutti i partiti italiani o quel che ne resta e quel tanto di nuovi che si affaccia sulla scena, pare che sia lo scissionismo, la frantumazione. Ora sembra che sia la volta dei Cinque Stelle che, in realtà, non è che abbiano molte ragioni per stare assieme, salvo, magari, il vincolo delle carte da bollo, che ne evidenzia l’assurdità proprio nella sua inconcludenza giuridica.
Ma c’è un partito che non mostra crepe e contrasti. Non ne mostra e non può mostrarle e, soprattutto, non può far nulla per combatterli, appianarli e superarli, perché non può “apparire”: è il Partito dei Magistrati (Pdm), un’istituzione-partito, come tale abusiva e prevaricatoria. Non v’è dubbio che proprio nel momento in cui il Partito dei Magistrati diventò tale da coinvolgere l’intera corporazione (piaccia o non piaccia a Silvio Berlusconi la storia di “alcuni pm comunisti”) si manifestarono differenze e contrapposizioni assai rilevanti nel suo seno. Una frangia (se si tratta solo di una frangia) oltranzista, con una ideologia tanto vaga e rozza quanto estremizzante e fanatica, sta affermandosi soprattutto in talune zone attorno ad alcune “stars” della lotta alla mafia, ma con propaggini che si manifestano un po’ dovunque.
Nessuno può ragionevolmente sostenere che il Partito dei Magistrati si identifichi in certi personaggi, in certe operazioni assurde (come il processo per la “trattativa Stato-Mafia”). Certo è che queste frange, questi personaggi, queste baggianate, così come un estremismo giudiziario di facile presa, sono però parte e caratteristiche non secondarie del Pdm. Non saprei dire se oggi è più pericolosa la parte ancora maggioritaria di quest’abnorme partito, oppure la sua porzione pressoché apertamente eversiva. Piuttosto mi sembra evidente che il Partito dei Magistrati non è in condizione di controllare quella sua minoranza oltranzista e dichiaratamente eversiva, la frangia calabrese e palermitana dei visionari che si direbbe vogliano perseguire chi rappresenta e serve lo Stato come se si trattasse di un’associazione a delinquere. Non lo possono fare perché essi stessi, quelli della maggioranza, per così dire, corporativa, in quanto costituiti in partito-istituzione, sono in posizioni implicitamente eversive.
Non solo ma, negando di essere un partito, magari non rendendosi conto di esserlo, non possono imporre a nessuno di loro di rispettare una linea comune meno oltranzista, né imporre una qualsiasi “disciplina” di partito negando di essere partito. Del resto la magistratura non riesce nemmeno a realizzare una decente funzione disciplinare istituzionale al proprio interno.
Non so se ciò rappresenti un elemento di debolezza per il Partito dei Magistrati o se implichi solo che esso sia destinato a portarsi inevitabilmente su posizioni le più oltranziste. Certo le speranze di quelli che contano su di una svolta moderata del Pdm, come pare in questo momento sia di moda nel Partito Democratico, si direbbe siano affette da un malsano e pericoloso ottimismo. È pure certo che, da quando il Pdm ha realizzato il massimo dei suoi successi, riuscendo a disarcionare Silvio Berlusconi, la sua politica e la sua stessa esistenza, si sono fatte più complesse e problematiche. Il che non è una buona ragione per rimanere mesti ad aspettare che di là venga qualcosa di buono.

di Mauro Mellini - 21 marzo 2017

20/03/17

ERDOGAN COME BOUMEDIENNE






   
Un giorno milioni di uomini abbandoneranno l’emisfero sud per irrompere in quello nord e non certo da amici perché vi irromperanno per conquistarlo e lo conquisteranno popolandolo coi loro figli sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria  
 
 
ERDOGAN COME BOUMEDIENNE
 
Erdogan getta definitivamente la maschera: la conquista dell'Eurabia con il ventre delle donne turche il suo dichiarato obbiettivo. Qualche statista di Bruxelles crede ancora che la Turchia dovrebbe entrare nell'Unione Europea?
 
 
Nel 1974 Boumedienne, cioè l’uomo che tre anni dopo l’indipendenza dell’Algeria aveva spodestato Ben Bella, parlò dinanzi all’assemblea delle Nazioni Unite e senza tanti complimenti disse:
«Un giorno milioni di uomini abbandoneranno l’emisfero sud per irrompere nell’emisfero nord. E non certo da amici. Perché vi irromperanno per conquistarlo, e lo conquisteranno popolandolo coi loro figli.
Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria
». (
In Oriana Fallaci La forza della ragione, Rizzoli 2004, p. 56-57).
Dopo 43 anni il nuovo califfo della Turchia “nazionalista” Erdogan ribadisce lo stesso concetto ai turchi già presenti nella Ue in diversi mlioni, 6 solo in Germania: "Fate almeno 5 figli per coppia".
Gli immigrati turchi nei Paesi europei devono mettere al mondo almeno cinque figli, perché siano loro ''il futuro dell'Europa''. Questo l'ultimo messaggio di guerra all'occidente proferito dal presidente Recep Tayyip Erdogan che ha rivolto ai milioni di cittadini turchi che vivono appunto in Europa.
Il tutto si inserisce in una crisi diplomatica in corso tra Turchia, Olanda e Germania e di ultima la Danimarca; Erdogan ha ripetutamente accusati i Paesi europei di comportarsi come la Germania nazista, avendo comportamenti discriminatori nei confronti dei turchi. ''Da qui io dico ai miei cittadini, ai miei fratelli e sorelle in Europa, fate studiare i vostri figli nelle scuole migliori, fate sì che la vostra famiglia viva nei posti migliori, guidate le auto migliori, vivete in belle case'', ha detto Erdogan, invitando poi gli immigrati turchi ad ''avere cinque figli, non tre. Voi siete il futuro dell'Europa''.
''Questa è la migliore risposta alla maleducazione che hanno mostrato nei vostri confronti, all'inimicizia, agli sbagli'', ha aggiunto in un discorso televisivo tenuto nella città di Eskisehir, a sud di Istanbul.
Mentre gli americani con il nuovo criticatissimo, ma eletto democraticamente presidente Donald Trump corrono ai ripari, con i noti divieti di entrata per molti cittadini di paesi islamici; questa gravissima crisi diplomatica è l'ennesima dimostrazione del fallimento politico di quest'Europa a guida tedesca.
 
 
In redazione il 19 Marzo 2017
fonte: http://www.ilcorrieredelleregioni.it

19/03/17

IMMIGRAZIONE: "COME FERMARE I MIGRANTI, NAUFRAGHI VOLONTARI"




                                   immagine di repertorio


Fermare l’invasione di migranti economici dall’Africa si può, basta che ci sia la volontà politica e il coraggio di affrontare le inevitabili reazioni dei buonisti. Ora che- per fortuna – la costosissima operazione Mare Nostrum è conclusa, solo una modesta parte di coloro che partono dalle coste libiche sui gommoni o sulle carrette del mare vengono raccolti da navi battenti la nostra bandiera e quindi, mettendo piede su suolo italiano, acquisiscono il diritto di chiedere asilo o protezione umanitaria a noi. La maggior parte viene ormai salvata da navi armate e finanziate da un numero imprecisato di ONG,che battono le più varie bandiere di comodo (Panama, Liberia, Nauru e quant’altro) e che da tempo sono sospettate di essere in collusione con gli scafisti, con cui si mettono d’accordo prima su dove raccogliere i “disperati”. Perciò, tecnicamente, coloro che vengono tratti in salvo vengono a trovarsi sul territorio di questi Paesi, ed è perciò a questi che dovrebbero rivolgere in prima istanza le loro richieste. Naturalmente, si guardano bene dal farlo, e chiedono e ottengono di essere sbarcati in Italia, dove sanno che sarano accolti e accuditi e che comunque può servire da ponte per raggiungere altre nazioni europee di loro gradimento.
Ora, in base anche alla recentissima sentenza della Corte europea sui diritti dei singoli Stati in materia di accoglienza (naturalmente subito contestata in primo luogo dalle stesse ONG, noi non siamo tenuti a far scendere da una nave straniera che attracca in un nostro porto chi è senza documenti in regola,cioè passaporto e visto d’ingresso rilasciato dalle nostre autorità consolari. E’ vero che la legge del mare prevede che una nave che abbia soccorso e preso a bordo dei naufraghi possa sbarcarli nel porto più vicino,ma a questo si possono opporre tre obiezioni: 1)Il porto più vicino alle coste libiche non è né Pozzallo né Augusta né Trapani, ma prima gli scali della Tunisia meridionale e poi Malta; e se questi si rifiutano (nel caso dei maltesi non senza ragione, viste le dimensioni del Paese e l’imponenza dei flussi) non c’è scritto da nessuna parte che dobbiamo essere noi a subentrare i terza battuta. 2) Coloro che vengono raccolti dalle navi delle ONG al limite delle acque territoriali libiche (e, sembra, spesso addirittura su appuntamento), quando stanno già per finire le scorte di acqua e carburante e chiamano aiuto con un telefono satellitare che viene loro appositamente fornito dagli scafisti sono, più che naufraghi veri, naufraghi VOLONTARI. Essi non affronterebbero cioè mai il mare aperto sapendo già di non essere attrezzati per tentarlo se non avessero la quasi certezza di essere messi in salvo dopo una ventina di miglia (equivalenti a un decimo della traversata prevista) da soccorritori che hanno come specifica missione di prenderli a bordo. 3) A chi obbietta che è comunque nostro dovere salvare e accogliere i “disperati” – che sarebbe più esatto definire migranti economici o immigrati clandestini – che fuggono dalla guerra, dalla miseria o dalla siccità e spesso vengono torturati e vessati lungo il cammino è facile rispondere che, una volta a bordo delle navi delle varie ONG, non corrono più nessun pericolo. Tra l’altro,siamo all’assurdo che dopo l’accordo, per la verità ora un po’ traballante, tra UE e Turchia per fermare in quel Paese i profughi che arrivano davvero da zone di guerra e hanno perduto tutto non riescono più ad arrivare in Europa, ce la fanno giovanotti dell’Africa subsahariana che,nell’80-90% dei casi non possono – in base alla Convenzione di Ginevra – avanzare alcun diritto di protezione e dovrebbero essere rimandati a casa loro.
Con questo, non avremmo risolto tutti i problemi: c’è per esempio quello dei minori non accompagnati, e ci saranno sempre casi pietosi – donne incinte o con bambini piccoli – per cui bisognerà fare eccezioni. Ma invece dei 200mila e passa migranti attesi nel 2017 (siamo già oltre le cifre dell’anno scorso, ma il grosso arriverà con la buona stagione), dovremo accoglierne molto meno e la situazione diventerebbe più gestibile. Dal momento che, sul dossier migranti,l’UE continua a ignorare le nostre sacrosante richieste, proviamo questa strada e vediamo cosa succede.

di Livio Caputo - 18 marzo 2017

18/03/17

Buzzi choc: tangenti a tutto il Pd


Quinto giorno di interrogatorio nel processo di Mafia Capitale per il ras delle coop: "Coratti, Ferrari, Giansanti, Tassone, D’Ausilio: mazzette per i debiti fuori bilancio"


Buzzi choc: tangenti a tutto il Pd
Salvatore Buzzi


Mazzette, assunzioni su «segnalazione» e accordi con esponenti del Pd romano. Al suo quinto giorno di esame davanti ai giudici della decima sezione penale del tribunale di Roma, Salvatore Buzzi è ancora un fiume in piena. Il «ras» delle cooperative, in collegamento video dal carcere di Tolmezzo, racconta dei suoi affari con il Campidoglio all’epoca dalla giunta Marino.
«Per l’approvazione del debito fuori bilancio legato al servizio di accoglienza per i minori non accompagnati ci siamo rivolti a Coratti», ha detto Buzzi, rispondendo alle domande dei suoi avvocati, Pier Gerardo Santoro e Alessandro Diddi. «Coratti - ha proseguito - ci ha chiesto 100mila euro in chiaro per far approvare la delibera del debito fuori bilancio creato nel semestre gennaio-giugno 2013. Io avevo il 26%, il restante apparteneva ad altre cooperative e tutti eravamo al corrente che dovevamo dare 50mila euro a Coratti e 50mila euro a D’Ausilio: praticamente l’1% della delibera da 11 milioni». «Un accordo corruttivo», il primo di una serie di tre stretti con Coratti, che per Buzzi sembra non prendere comunque la giusta piega. «L’accordo lo prendemmo io e Francesco Ferrara con Coratti - spiega Buzzi - ma quando arrivammo a maggio 2014 lo stesso Coratti mi disse che di queste cose non ne dovevo parlare più con lui ma con D’Ausilio». La voce del pagamento dei 100mila euro in chiaro, però, comincia evidentemente a circolare. «Mi chiama Luca Giansanti, capogruppo della lista Marino e mi dice: "e noi?" Quindi, l’8 agosto, mi chiede di passare in commissione Bilancio. In giunta non c’era problema perché il sindaco Marino è onestissimo e non ci ha mai chiesto nulla. Alfredo Ferrari del Pd, presidente commissione Bilancio, e Giansanti mi dicono se non ci dai 30mila euro non va in porto. Su questa vicenda, alla fine, non abbiamo pagato nessuno perché ci hanno arrestato».
Altri due episodi sui quali si dilunga Buzzi sono quelli relativi all’ex presidente del decimo municipio, Andrea Tassone. «Inizialmente Tassone mi chiamava e io evitavo di incontrarlo, perché ogni volta mi chiedeva di assumere qualcuno - ha raccontato Buzzi - Il 7 maggio 2014, comunque, mi presenta Paolo Solvi come un suo uomo. Mi disse che gli servivano un sacco di soldi per la campagna elettorale, e che mi avrebbe affidato un lavoro di potature in cambio di 30mila euro. Voleva i soldi in nero perché doveva pagare la campagna elettorale e concordai 26mila e 500 euro, il 10% di 264mila euro della gara». «Ho pagato una tangente a Tassone e a D’Ausilio anche per la gara per la pulizia delle spiagge di Ostia - ha poi aggiunto Buzzi - il 10% sui 122mila euro della gara».
E se Buzzi sembra ammettere senza scomporsi dazioni di denaro e tangenti, si infervora quando arriva il momento di parlare dell’ex vicesindaco Nieri (non indagato) e di altri politici Pd che, a suo dire, hanno preso le distanze da lui dopo il suo arresto. «Vergognati Nieri, vergognati - tuona Buzzi - Mi arrabbio per gli amici che ti conoscono da trent’anni e non ti difendono. Vengono qui a dire "speriamo che la giustizia trionfi". Perché non sei andato da Pignatone a dire che hanno preso un abbaglio? Gli amici si vedono nel momento del bisogno». «Nieri - ha affermato Buzzi - ci chiese di fare il servizio di guardiania per una villa a Monte Mario che era stata destinata a Suor Paola. Era il corrispettivo per l’accordo sull’acquisto della sede della 29 Giugno a prezzo scontato, nel contesto della dismissione del patrimonio del Comune. A Nieri gli ho assunto più di venti persone». Un’ultima bordata, Buzzi la riserva a Matteo Orfini: «Ho fatto la Città dell’altra economia, Orfini ne beneficiava quando chiedeva la sala convegni. Nessuno pagava, solo Grillo. Nemmeno 200 euro per la sala».
In merito alla vicenda legata all’acquisto degli appartamenti della cooperativa San Lorenzo, Buzzi ha invece tirato in ballo la LegaCoop. «Ho comprato gli appartamenti perché me lo ha chiesto Legacoop - ha spiegato - Mi chiamò il presidente LegaCoop Lazio, Venditti, e mi disse che ne aveva parlato con Poletti. Andai a Bologna a parlare con il direttore generale di Unipol e mi mise a disposizione 4 milioni. Legacoop mi ha ordinato di comprare e io ho eseguito perché sono un soldato».


IMMIGRAZIONE: " Per l’emergenza migranti non serve Mago Merlino "




FRONTEX



da Il Mattino del 12 marzo 2017
Sul tema dell’immigrazione illegale in Italia due elementi emersi negli ultimi giorni rischiano di scoraggiare le speranze di riuscire a fornire risposte concrete che tutelino i nostri interessi nazionali. Il primo è un dato oggettivo, reso noto dal Ministeri degli Interni e che rivela come dall’inizio dell’anno al 5 marzo siano sbarcati in Italia dalla Libia 15.844 migranti, il 74,09% in più rispetto ai 9.117 dello stesso periodo dell’anno scorso
Ancora una volta sui tratta di persone, per lo più uomini adulti e in buone condizioni fisiche che non fuggono da guerre o carestie e sono benestanti per gli standard dei loro paesi di origine (Guinea, Nigeria, Costa d’Avorio, Gambia, Senegal, Marocco, Malì, Sierra Leone e Camerun e Bangladesh). Si tratta d migranti economici che non avrebbero alcun titolo per essere accolti in Italia in base alla Convezione di Ginevra sui Rifugiati, persone in gran parte da espellere anche secondo l’agenzia europea Frontex e lo stesso governo italiano che pure continua a consentire lo sbarco in Italia a chiunque paghi i trafficanti.
L’incremento dei flussi registrato nei primi 65 giorni del 2017 può essere attribuito a diversi motivi: le buone condizioni del mare, forse il timore dei trafficanti che presto Roma si decida a bloccare gli accessi al territorio nazionale e infine un incremento degli immigrati portati in Italia dalle imbarcazioni delle numerose organizzazioni non governative che, a differenza di quelle militari, operano ormai a ridosso se non all’interno delle acque territoriali libiche al punto che la stessa Frontex ha raccomandato un’indagine sul loro operato sospettando un’intesa, tacita o meno, con i trafficanti.
Il secondo elemento emerso recentemente riguarda la valutazione espressa dal Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, secondo il quale il problema dell’immigrazione illegale non lo risolve neppure Mago Merlino e in Senato ha detto che l’obiettivo da perseguire è frenare “i migranti in procinto di attraversare il mare” per “regolare i flussi”.

183958954-079aa881-b45c-4564-92cb-49024c34c324Dichiarazioni che hanno il sapore della resa incondizionata, che certo incoraggeranno altri milioni di africani a partire e i trafficanti a procurarsi altri gommoni e barconi per aumentare anche quest’anno gli incassi che nel 2015 erano stimati da Europol in 6 miliardi di euro.
Che differenza con la comunicazione attuata negli anni scorsi dal governo australiano che con la campagna “No way” e l’operazione Sovereign Borders” (“confini sovrani”, termine che nell’Europa di oggi rischia quasi di suonare reazionario) riporta nelle acque di partenza le imbarcazioni di migranti illegali scoraggiandone i flussi e impedendo migliaia di morti in mare.
Chiamare in causa Merlino o altri maghi, anche se come battuta, scoraggia invece quegli italiani che si aspettano che la politica cerchi e trovi soluzioni combattendo con determinazione l’illegalità per stroncarla, non per frenarla o regolarla. Eppure non mancano opzioni diverse dal consentire a tutte le navi militari e civili di qualunque nazionalità di sbarcare in Italia gli immigrati illegali la cui accoglienza genera un giro d’affari che quest’anno supererà i 4 miliardi di euro. Proviamo a prenderne in esame alcune.
La Marina italiana e la flotta europea potrebbero attuare “respingimenti assistiti”, raccogliendo in mare i migranti già nelle acque libiche, evitando naufragi e migliaia di vittime ogni anno. Sulle navi militari si potrebbero separare bambini soli e persone bisognose di cure da trasportare in Italia (e poi rimpatriare esercitando pressioni anche economiche sui paesi d’origine) da tutti gli altri da riportare immediatamente sulle spiagge libiche.
   Un’operazione da attuare impiegando mezzi da sbarco e scorta militare con una nave da guerra a protezione di quel tratto di spiaggia. I flussi cesserebbero nel giro di una settimana poiché nessuno pagherebbe più i trafficanti sapendo che si ritroverà in Africa. Inoltre l’Onu sarebbe obbligato a intervenire in Libia per rimpatriare i 400 mila migranti che secondo le stime sono in attesa d imbarcarsi.

DSC_0248Il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, ha ribadito che per penetrare con le flotte nelle acque libiche occorre il via libera del governo libico o dell’Onu. In realtà statunitensi, emiratini, egiziani e algerini hanno condotto azioni belliche in Libia senza chiedere permesso a nessuno e l’Italia ha tutto il diritto di “respingere al mittente” le minacce provenienti da un territorio fuori controllo quale la Libia.
Inoltre il ministro degli Interni Marco Minniti ha firmato un accordo col premier libico riconosciuto, Fayez al-Sarraj, che ha poche speranze di concretizzarsi anche quando avremo addestrato i 500 uomini della Guardia costiera libica fornendo loro 10 motovedette. Al-Sarraj non controlla neppure Tripoli e le milizie che lo sostengono sono in parte le stesse che si arricchiscono con i traffici di esseri umani.
Inoltre i 500 marinai libici divisi in turni di 8 ore, e al netto di un assenteismo endemico da quelle parti nell’impiego pubblico, potranno garantire al massimo la presenza di un centinaio di uomini con poche motovedette in mare per coprire centinaia di chilometri di costa e che speriamo vengano usate contro i trafficanti e non per catturare i pescherecci di Mazara del Vallo in acque internazionali.
Perché allora non subordinare il sostegno di Roma ad al-Sarraj al via libera di quest’ultimo ai respingimenti dei migranti illegali? Certo varare i “respingimenti assistiti” richiederebbe coraggio e determinazione politica “all’australiana” ma vi sono anche opzioni più “morbide”.
Il diritto internazionale obbliga a soccorrere in mare gli immigrati illegali e a sbarcarli nel “porto sicuro più vicino” …. che non è mai stato un porto italiano!
I porti maltesi e tunisini sono molto più vicini ma La Valletta, pur se membro della Ue, non ha mai accolto migranti che turberebbero la “vocazione turistica” della sua economia e Tunisi non vuole saperne perché teme restino poi all’interno dei suoi confini.
Convincere la Tunisia, anche con aiuti finanziari, ad accettare che i migranti vengano sbarcati nei suoi porti e poi rimpatriati dall’Onu (come accadde nel 2011 per un milione di lavoratori stranieri in fuga dalla guerra civile libica) determinerebbe la fine dei flussi illegali perchè nessuno acquisterebbe dai trafficanti un “biglietto” per Tunisi.
Non mancano quindi soluzioni diverse dal subire i “diktat” di chi si arricchisce (su entrambe le sponde del Mediterraneo) con i traffici migratori ma occorre che la politica si assuma le sue responsabilità invece di appellarsi ai maghi.

Foto: Frontex, MSF e Marina Militare

Gianandrea Gaiani -  13 marzo 2017
fonte: http://www.analisidifesa.it